Ripamonti: colpo d’occhio al “Decretone”


25 Gennaio 2019 – 13:06 da JAMMA https://www.jamma.tv/attualitasx/ripamonti-colpo-docchio-al-decretone-162224

L’avv. Marco Ripamonti ha rilasciato a Jamma brevi considerazioni a caldo sul “decretone“.

Questo il pensiero del professionista viterbese, che da venti anni è tra i maggiori esperti del settore:

Ho letto una sola volta, per ora, le nuove norme, ma mi è immediatamente parso di grande impatto ed evidenza l’inasprimento della pena per il reato di cui all’art.4 legge 401/89, previsto finora da sei mesi a tre anni e che passerebbe da un minimo di tre anni a sei anni come pena massima.

E’ chiaro che sia sempre doveroso e necessario operare nella raccolta di scommesse in possesso dei necessari titoli, ma è certamente innegabile, sul piano delle riflessioni in Diritto, come un simile inasprimento, ancorchè determinato dall’esigenza di reprimere la raccolta abusiva e la sua diffusione, sia davvero inedito o, comunque, vanti pochissimi precedenti analoghi.

Fissare il minimo della pena a tre anni ed il massimo a sei, al di là dell’aumento in sè, comporta importanti conseguenze e preclusioni sul piano della applicabilità del proscioglimento per particolare tenuità del fatto ed in tema di concessione della sospensione condizionale della pena.

Ma vi sono anche altre implicazioni in tema di sanzioni accessorie e di arresto (facoltativo) in flagranza di reato.

Si tratta, a mio avviso, di una scelta ben comprensibile sul piano politico, ma che sul profilo legislativo lascia margini di perplessità quanto alla proporzionalità ed adeguatezza, laddove si ponga l’attenzione sul fatto che la pena minima per l’odioso reato di usura è di “soli” due anni e che per l’altrettanto odioso e grave reato di furto in abitazione è prevista la medesima forbice compresa da tre a sei anni.

Senza poi dire che il gioco d’azzardo (fattispecie riferibile anche al fenomeno della c.d. “bisca clandestina”, certamente di allarme sociale non certo inferiore rispetto al centro elaborazione dati brandizzato) dal 1931 resti una ipotesi contravvenzionale di scarso peso, che prevede un platonico arresto fino ad un anno, che penso pochi abbiano in effetti scontato. Non mi stupirei se la novella legislativa finisse, prima o poi, in Corte Costituzionale.

Quanto agli interventi relativi alle AWP, relativamente all’aumento del PREU, payout e corrispettivo per il rilascio dei titoli, non sono sorpreso, atteso che, come è evidente, gli stessi si pongono in perfetta linea di continuità con il programma rovinoso di una settore, quello delle AWP, a scapito in particolare dei gestori, sopratutto con aziende di più piccola entità“.

L’eterna attesa dell’allineamento delle licenze


Dall’Europa ai bookmaker nazionali fino alla memoria storica del settore del betting italiano. Per capire che 2019 sarà per le scommesse d’Italia, abbiamo fatto un viaggio nel settore interpellando alcuni dei suoi rappresentanti che hanno dipinto un quadro drammatico ma realistico per l’industry.

Lo scenario internazionale e l’aumento delle tasse

Momento particolarissimo soprattutto per gli investitori e bookmaker esteri. Dalle varie discussioni avute con diversi manager dei principali bookmaker esteri, lo scenario attuale non è decisamente il migliore per pianificare qualsiasi tipo di strategia aziendale e di marketing. Se non è, addirittura, il momento per lasciare direttamente il mercato senza grossi patemi d’animo. Qualcuno l’ha già fatto, se non altro sono stati sospesi budget di investimento e di advertising o marketing per l’Italia. E dopo l’ennesimo aumento della tassazione c’è il rischio che chi era in bilico ora sceglierà di abbandonare definitivamente il settore. Il Governo Conte ha pensato all’ennesimo aumento di tasse che colpisce anche il betting stavolta e in maniera pesante, con la certezza di affossare un prodotto che si era reso competitivo con la rete parallela e borderline: gli aumenti prevedono dal 18 al 20 percento per le scommesse sportive su rete fisica, dal 22 percento al 24 percento per quelle a distanza e dal 20 percento al 22 percento per quelle virtuali.   La posizione è quella di stand by. Si va avanti con la raccolta e con la pubblicità possibile fino al 14 luglio 2019, ma difficile programmare, pianificare, studiare azioni di qualsiasi tipo.
Chiaramente il decreto Dignità ha rovinato un po’ tutto soprattutto in questa fase. Le società sperano di aprirsi qualche varco in un divieto che assoluto sarebbe davvero inutile e naturalmente complesso da far rispettare. Ovviamente le sanzioni spaventano molti e la prudenza, specie per alcune società, è quasi d’obbligo.   C’è qualche apertura e qualche speranza di salvare una parte della comunicazione per rispettare le indicazioni dell’Europa e anche per allinearsi a quello che paesi vicini come la Spagna, sembrano intenzionati a fare. Una pubblicità regolata e regolamentata ma non un ban assoluto e totalizzante come in Italia.   Oltre al Dignità c’è sempre il tema del bando scommesse. Una tematica fondamentale per chi vorrebbe entrare nel retail con oltre 10mila punti a disposizione sul territorio italiano, uno dei mercati più importanti per il betting a livello europeo. L’incertezza dell’ennesimo slittamento del bando di gara aumenta instabilità su tutti i livelli a quello che abbiamo già analizzato. Anche qui stand by col rischio che si possa sapere qualcosa di certo solo a metà 2019 con i concessionari che possono continuare ad operare col “permesso” del Governo che non riesce a riordinare e allineare le tante licenze date in questi anni, dalle “Bersani” alle “Monti” passando dalle “Giorgetti”.   Tutto questo in barba al codice degli appalti che vieta con fermezza le proroghe continue a qualsiasi settore. Per il betting italiano entriamo nel terzo anno. “Servirebbe una sfera di cristallo per capire cosa succederà e tutto questo non conforta nessun tipo di investimento e di strategia per il mercato italiano”, si è lasciato scappare uno storico esperto di betting ora al servizio di un grosso bookmaker anglosassone.   Dal Dignità al bando scommesse esiste anche la volontà del Governo “gialloverde” di riordinare il settore tutto del gioco pubblico. Anche questo è nel famigerato Dl del ministro alle Attività produttive e del lavoro, Luigi Di Maio. Siamo già stretti coi tempi, a dire il vero, col Paese impegnato in ben altre problematiche. Non che il gioco coi 100 miliardi di euro di raccolta e oltre 10 all’erario, sia da meno. Anzi. Ma anche questo riordino ancora non scritto ci sono tantissime incertezze e una serie di elementi che generano ulteriore instabilità per chi deve investire e “plannare” soldi e budget.   In attesa di sviluppo anche il palinsesto complementare ippico e l’abbassamento delle tasse sempre su questo verticale del betting. Qualcosa si sta muovendo con una serie di implementazioni nei palinsesti attuali a livello di corse e proposte di gioco dall’estero per gli scommettitori italiani. Ma anche l’ippica vive una crisi e un’assenza di soluzioni che non può che contribuire al regime di incertezza che abbiamo raccolto dai bookmaker stranieri che operavano e operano in Italia.   Andrea Fersino, BetItaly
“Il 2019 anno della stabilizzazione” “Che nuovi prodotti verrano lanciati sul mercato del betting italiano nel 2019? Zero, sarà l’anno della stabilizzazione, almeno la speranza deve essere quella di risolvere i problemi e non di aggiungerne di nuovi”. Andrea Fersino di BetItaly è uno dei principali operatori nel betting italiano con un’esperienza ventennale in uno dei bookmaker che esistono da sempre nel mercato “punto it”.   Ma proprio nessuna possibilità di sviluppo lato prodotto? “L’unica novità vera potrebbero essere i fantasy sports ma l’Italia ha dimostrato di non essere così pronta per un gioco molto performante in altri mercati ma non ancora esploso da noi. Gli italiani sono un po’ più tradizionalisti, non c’è dubbio. Nel lungo medio termine, però, potrebbe essere questa la novità su cui far crescere il gioco anche in relazione al betting”.   Sul lato prodotto c’è poco da discutere anche perché ormai i palinsesti dei book azzurri hanno colmato il gap che per anni li ha penalizzati rispetto ai mercati borderline, dot com ed esteri di qualsiasi tipo. Una battuta diceva: “Quando il betting italiano ha pensato una proposta di gioco quello dot com l’ha già fatturato e pagato o riscosso”. Ed era così.   Poche novità, ok, ma dove vanno le scommesse e i giochi in generale? “La scommessa è sempre più interattiva e la tendenza è sempre di più verso il gioco live un po’ perché il payout è più alto ed è un gioco molto più stimolante del prematch perché ti permette di scommettere durante l’evento. Il trend italiano su questo prodotto si sta avvicinando a quello internazionale che vede il live superiore ormai sul prematch. Negli altri giochi il casinò online sta un po’ cannibalizzando gli altri prodotti grazie alle nuove tecnologie sempre più avvincenti e stimolanti. Si va verso giochi 3D ed altre tecnologie che possono cambiare anche il modo di giocare dei players e i modelli di business delle società di gaming – prosegue Fersino. Il poker è diventato, invece, un verticale sempre più di nicchia anche se il mercato italiano, è ormai risaputo, aveva vissuto un boom davvero irreale rispetto ai trend internazionali e la caduta verso quote normali ha ridimensionato le aspettative e generato una delusione eccessiva rispetto a numeri che, adesso, rispecchiano la realtà molto più di prima. La liquidità si è ormai ridotta drasticamente in Italia ma il settore va avanti seppur senza far sognare come prima”.   Anche per Fersino a tenere banco è lo scenario politico e di settore: “Se non capiamo realmente dove il governo vuole portare questo settore non riusciamo ad avere una visione di sviluppo ma possiamo solo pensare a soluzioni di contenimento e sopravvivenza. Ad esempio se parliamo di bando o proroga delle concessioni attuali non si sa come si va avanti ancora alla fine del 2018 e con il 2019 appena iniziato e non sappiamo se e quanto dovremo pagare qualora si andrà avanti senza gara. Oggi come oggi avere una proroga è come vincere al SuperEnalotto ma l’incertezza rimane. Anche perché rimaniamo sempre il settore più disdegnato di tutto il Paese ma quando il Governo fa i conti i soldi servono e continuano ad attingere nei nostri volumi di raccolta”.   L’altra problematica è a livello locale: “Le proteste in Puglia, la nostra Regione di appartenenza, hanno solo spostato il problema e non hanno risolto nulla. Se non altro, sul tema delle distanze, le istituzioni hanno accettato il confronto e hanno iniziato a parlare con gli operatori per cercare di capirci qualcosa in più. Ma non c’è ancora nulla di definito e definitivo. A funzionare sono state le proteste che hanno mostrato la problematica reale di tanti lavoratori che volevano dimostrare che dietro a questo settore ci sono persone che lavorano, non le lobby e che espletano delle funzioni per lo Stato non per i mercati illegali. Il problema è che siamo in balia di ogni legge regionale e comunale, in ogni città c’è lo sceriffo-sindaco che decide di cambiare le regole e gli orati e lo fa senza considerare le conseguenze e l’esistenza di un impianto normativo già consolidato. Il problema è che il Governo non ha capito che si deve intervenire sul prodotto e non sul dove si gioca. Il giocatore patologico troverà il modo di giocare ovunque mentre il player for fun il settore rischia di perderlo”, conclude Fersino.   Maurizio Sesta, legale esperto di betting
“Un ginepraio, serve un testo unico sul gaming” Per cercare di capire dove si va bisogna guardare da dove siamo venuti. Maurizio Sesta è un legale e consulente che ha lavorato con le principali società di betting italiane ed estere e l’abbiamo cercato per capire la sua visione dello scenario del gioco pubblico che vive una situazione davvero complessa e dal futuro nebuloso.   “Le scommesse sono in crescita, soprattutto online dove ci sono ottimi payout per i players che hanno guadagnato molti soldi così come i bookmaker che hanno raccolto ottimi volumi. Il problema vero dei giochi e delle scommesse, però, è che il settore è un caos a livello normativo. Leggi, regolamenti, decreti, circolari e anche chi è esperto rischia di non capirci nulla. Fossi il legislatore, e fortunatamente non lo sono, farei un testo unico perché anche il migliore e il più esperto a livello legale rischia di non capirci nulla.   C’è il codice degli appalti, il Tulps che ha un ruolo fondamentale nel retail e tante altre leggi. Io nei primi anni Novanta proposi un testo unico e non lo volle fare nessuno. E quasi trenta anni fa avevamo solo l’Enalotto, il Totip, il Totocalcio, il Lotto e le scommesse ippiche”.   Oltre al testo unico cosa potrebbe servire? “In Francia hanno la polizia dei giochi, a noi servirebbe un organismo che sappia organizzare questo veicolo merceologico in modo da rendere comprensibile e più chiaro e snello il modello di gestione del settore – prosegue Sesta – ad esempio la gara delle scommesse che dovrebbe riallineare tutte le concessioni doveva essere espletata due anni fa ma ogni anno esce fuori un allineamento differente e non se ne esce più.   Stiamo parlando di un mercato da 100 miliardi di euro e non ci si può comportare da dilettanti così. A Palazzo Chigi nessuno capisce niente di questo settore per il ginepraio di cui parlavamo prima e perché nessuno le ha vissute. Io ho iniziato nel 1989 in questo settore e ho una memoria quasi archeologica, storica diciamo. Ma per capire come si evolve il settore bisogna capirlo”.   E l’industry è cambiata profondamente: “Ormai le compagnie sono tutte nelle mani dei fondi di investimento, che usano le società come pedine di scambio nei loro affari che hanno asset molto diversi e si perde in business molto differenti.   Il gioco, invece, è una cosa molto seria e va gestito seriamente. Altrimenti arriviamo nel momento storico drammatico dell’Italia che è a rischio bolla fiscale proprio per questo passaggio ai fondi di cui parlavamo e a bilanci non proprio sanissimi. La situazione di difficoltà è causata anche dalla responsabilità delle concessionarie che dovevano remare tutte dalla stessa parte e non andare a caccia del singolo privilegio”.   Che 2019 sarà per le scommesse? “Diciamo che il settore del betting online, per parlare come le agenzie di rating, ha un outlook positivo mentre il retail è più stabile che in crescita. Fare l’online è più semplice anche se c’è meno margine e devi aumentare i volumi. Alla fine il settore tende verso questo segmento a livello internazionale e l’Italia sta convergendo verso questa linea. Il retail resterà come settore specializzato e di altissimo livello. Più ritarda il bando di gara pubblico e più questo scenario è vero. Se esce il bando, poi, dobbiamo capire cosa esce da questo bando per rivalutare tutto”.   Una chicca, poi: “In questi anni ha influenzato il settore il modello maltese. Ora c’è maggiore controllo e una riduzione delle attività in quella regione del gaming. Tuttavia nei prossimi mesi potrebbe nascere un nuovo hub per il gioco online che potrebbe dare un influsso positivo al mercato”, ma Sesta rimane nel mistero.