Sei sale giochi multate, una barista denunciata e un uomo sanzionato.
E’ questo il bilancio dei controlli effettuati dai carabinieri del
nucleo operativo e radiomobile di Chioggia, nella provincia
di Venezia, insieme ai colleghi del Battaglione. Obiettivo
dell’attività di verifica era quello di controllare che venissero
rispettati gli orari di funzionamento degli apparecchi da gioco. Le
multe ammontano complessivamente a 1.102 euro. cdn/AGIMEG
«Un invito – comunica AGCAI – a
partecipare da protagonisti attivi sia alla conferenza stampa sia ad un
“sicuro” incontro con il Governo durante la manifestazione è stato fatto
recapitare ai presidenti di Astro, Sapar, Agge e del CNI , sempre che
condividano i due punti per i quali è stata indetta la manifestazione.
Mettendo da parte polemiche e incomprensioni, lo stato dei fatti e
che il 31 ormai ci sarà una grande manifestazione con una partecipazione
crescente anche per l’astensione alla raccolta ogni giorno di più.
Se veramente gli obiettivi sono quelli coondivisi comunque al Tavolo
l’8 di gennaio con tutte le associazioni presenti e ribaditi in un
incontro amichevole con l’amico Distante nonché Presidente Sapar venerdì
sera, non vediamo alcun motivo affinché la Sapar declini la
manifestazione.
Anche perché da indiscrezioni di fonte certa si è saputo che i
concessionari come era prevedibile hanno espresso chiaramente il loro no
ad una manifestazione con quei due punti.
Aspettiamo fiduciosi anche la loro adesione in una manifestazione che
è da definirsi veramente l’ultima spiaggia, diremmo senza esagerare di
vita o di morte di tutti i gestori piccoli e grandi i quali non si
illudino di uscirne indenni da questo sistema.
Cresce anche la consapevolezza della astensione alla raccolta di massa.
Sarebbe da stupidi non usare in questo momento l’unica arma potente che i gestori hanno.
E dovranno usarla infischiandosene se gli apparecchi dei
concessionari o di altri loro colleghi rimarranno accesi perché sono
loro i nemici più agguerriti e farebbero un grosso sbaglio se si
alleassero a loro.
I sacrifici anche economici vanno sempre fatti per investire sul proprio futuro è arrivato il momento di fare il più grosso investimento».
Una
pronuncia dell’Agenzia delle Entrate stabilisce che le attività di
affiliazione per il gioco online attraverso Pvr è soggetto ad
applicazione dell’Iva.
La remunerazione del cosiddetto “Supervisor”, ovvero del soggetto che
svolge, in favore di una società concessionaria dell’Agenzia delle
Dogane e dei Monopoli per l’esercizio e la raccolta a distanza dei
giochi, un’attività avente finalità divulgativa, promozionale e
organizzativa dei giochi a distanza offerti per mezzo dei Punti di
commercializzazione (Pvr), risulta assoggettabile ad Iva. Con
applicazione dell’aliquota ordinaria, e caratterizzata da una serie
ampia e articolata di prestazioni. A chiarirlo è l’Agenzia delle
Entrate, attraverso la risposta a un interpello (n. 89 del 2018), con la
quale chiarisce che tale attività si concretizza in una prestazione che
solo in via mediata e indiretta può correlarsi alla conclusione dei
contratti di conto di gioco, che sono, invece, esenti da Iva.LA RISPOSTA DELL’AGENZIA – A chiedere il parere
dell’Agenzia era stata una società concessionaria per l’esercizio e la
raccolta a distanza dei giochi intende assumere una figura professionale
“supervisor” affidandogli un mandato alla conclusione di contratti di
conto di gioco, esenti da IVA ai sensi dei numeri 6) e 7) dell’art. 10,
comma 1, D.P.R. n. 633/1972.
La società di gioco, in particolare, riteneva che la remunerazione
spettante a detto lavoratore, sia esente da Iva, in quanto la
complessiva attività svolta ricade nell’ambito applicativo del punto 9)
della medesima disposizione, con conseguente esenzione da imposta.
Di diversa opinione è invece la posizione dell’Agenzia delle Entrate,
che si è espressa nell’interpello che invece sancisce che: “L’attività
che il Supervisor si impegna a svolgere in favore della società
concessionaria, avente finalità divulgativa, promozionale e
organizzativa dei giochi a distanza offerti dalla società concessionaria
per mezzo dei Punti di commercializzazione (Pvr) e caratterizzata da
una serie ampia e articolata di prestazioni (tra cui l’organizzazione e
il supporto dei punti di commercializzazione e il raccordo tra gli
stessi punti e Alfa, la verifica dell’utilizzo del materiale
promozionale da parte dei punti di commercializzazione e la formazione
dei titolari dei predetti punti e del personale ad essi preposto)
concretizza una prestazione che solo in via mediata e indiretta può
correlarsi alla conclusione dei contratti di conto di gioco e, perciò,
la relativa remunerazione risulta assoggettabile ad Iva con applicazione
dell’aliquota ordinaria”.
Dopo il ripristino del collegamento al totalizzatore nazionale
come titolare di rete fisica e, successivamente, per la concessione
online, OIA Services LTD ha oggi
avuto l’autorizzazione a riprendere l’offerta del poker e la rimozione
di altre limitazioni operative relative al gioco a distanza. La
decisione presa dagli organi competenti conferma che la società
sta operando in coerenza con le disposizioni ricevute e nel quadro
di legalità delineato dalla normativa vigente. OIA Services LTD,
titolare dei marchi betaland e enjoybet, prosegue quindi la propria
attività nel mercato regolamentato dei giochi. lp/AGIMEG
ROMA – Nuova stretta per il “re delle scommesse”, il palermitano Benedetto Bacchi, l’imprenditore al vertice dell’organizzazione criminale sgominata dalla Procura Antimafia con l’operazione “Game Over” dello scorso anno. Il Tribunale di Palermo, riporta Repubblica, ha disposto il sequestro del cuore del patrimonio, che vale 6 milioni di euro, diviso in quattro società che hanno sede a Malta. Da lì passavano i soldi dei 700 punti scommesse con il marchio B2875 gestiti per conto dei clan. I poliziotti della Divisione Anticrimine hanno fatto scattare i sigilli anche a 11 immobili che si trovano fra Palermo, Partinico e Borgetto, a 3 veicoli, a 6 rapporti finanziari, a 4 società con sede a Partinico. Ma è sulle società maltesi che si appuntano le attenzioni degli investigatori. Un altro provvedimento di sequestro riguarda il boss Francesco Nania, uno dei soci occulti di Bacchi. Aveva una società con sede a Ottaviano (Napoli) che opera nel settore alimentare, veniva utilizzata per esportare prodotti siciliani negli Stati Uniti. «Il settore giochi oggi è strategico per l’organizzazione criminale», dice il questore di Palermo, Renato Cortese. Le indagini patrimoniali della sezione Misure di prevenzione della Divisione Anticrimine proseguono. “C’è un rinnovato impegno a livello nazionale – conclude Cortese – sul fronte delle indagini patrimoniali che poi portano alle proposte di sequestro avanzate dai questori. Per scoprire i patrimoni della criminalità organizzata, ma anche dei grossi rapinatori e dei trafficanti di droga». RED/Agipro
La
linea seguita dall’Esecutivo sui giochi tradisce i principi fondativi
del comparto e vanifica i risultati: senza nessuna garanzie per il
futuro. Neanche di cassa.
Che fine ha fatto il Riordino del gioco pubblico? È
ciò che si chiedono gli addetti ai lavori del comparto, dopo i repentini
cambi di scenario dettati dalle varie leggi che si sono susseguite
negli ultimi mesi, mettendo le mani sul settore e nelle tasche delle
imprese che lo compongono. Senza però arrivare a quella famigerata riforma generale annunciata dal governo con il Decreto Dignità e mai attuata.
Né tanto meno discussa. E neppure citata, o nondimeno, rimandata.
Niente di niente. Nonostante la promessa fosse stata messa nero su
bianco nel decreto legge approvato lo scorso agosto, con tanto di
scadenza temporale fissata entro i successivi sei mesi.
Eppure, mentre i lavoratori del gioco pubblico attendevano il
Riordino e i cittadini aspettano (pur senza averla mail chiesta)
l’abolizione del gioco d’azzardo, il governo delibera una serie di
aumenti della tassazione su quello stesso settore: dopo quelli disposti
dal Decreto Dignità, a modificare di nuovo le carte in tavola sono stati
la Manovra di bilancio prima e il Decreto sul reddito di cittadinanza poi.
Andando quindi in direzione del tutto contraria rispetto alle due
promesse citate poc’anzi: rendendo cioè ancora più difficile un Riordino
del settore e di certo scostandosi decisamente dall’idea di abolirlo
visto che su di esso si basano gran parte delle iniziative future
previste dell’esecutivo.
Ma ciò che è peggio e senz’altro preoccupante è che in questo modo
vengono traditi, pericolosamente, i principi fondativi attorno ai quali
lo Stato aveva costruito il comparto del gioco legale, raggiungendo –
piaccia a no – risultati straordinari che hanno reso il nostro paese un
modello da seguire in Europa e nel mondo. Per via dell’emersione di
un’immensa economia sommersa e per le garanzie di sicurezza e tutela dei
consumatori che si è riusciti a garantire. Anche se i governi che si
sono alternati ne tempo, non bisogna nasconderlo, si sono cullati fin
troppo su questi risultati spingendo anche troppo sulla crescita e
diffusione del gioco (sempre a scopi di cassa, esattamente come
l’attuale esecutivo). Ma questa è un’altra storia, che non cancella gli
importanti risultati ottenuti. Tra i principi fondativi del comparto che
sentiamo la necessità di invocare e ricordare all’attuale classe
dirigente, oltre alla Riserva di legge (in virtù della quale non
dovrebbero neppure esistere leggi regionali sul gioco, che a
sentirlo oggi fa davvero ridere), c’era la necessità di mantenere il
gioco “conveniente”: per i giocatori, cioè rendendolo competitivo, in
termini di offerta e vincita, alle tante altre proposte illegali, ma
anche per gli operatori, rendendolo quindi profittevole, per evitare di
farli cadere nella tentazione di preferire l’illecito, benché più
rischioso, ma senz’altro assai redditizio. Per questa ragione la linea
adottata nell’attuale legislatura nei confronti del comparto preoccupa
seriamente chi ha un minimo di conoscenza del settore e di questa
importante realtà dell’economia nazionale. Ma ciò che spaventa di più,
in questo momento, è che nessuno, a livello governativo e ormai anche
tra le istituzioni più in generale, sembra avere la minima coscienza di
ciò che sta accadendo e che potrebbe accadere nel settore. Salvo
pochissime eccezioni, nei ministeri chiave, che però hanno sempre meno
voce in capitolo.
Certo ci sarà pure chi continuerà a pensare, come faceva fino a
qualche tempo fa anche il vice premier Luigi Di Maio, che il fatto di
compromettere l’industria dei giochi, anche a causa di una tassazione
sproporzionata o di misure raffazzonate, sia da considerare una cosa
“positiva”, o comunque di cui non preoccuparsi, visto che il risultato
sarebbe quello di “liberare i cittadini dalla morsa dell’azzardo”.
Peccato però che adesso non stia più in piedi neanche quel ragionamento e
se dovesse saltare il settore, a questo punto, a farne le spese sarebbe
proprio il governo, quindi il paese e i cittadini, visto che a saltare
con esso sarebbero anche le coperture per finanziare tutte le iniziative
sopra elencate. Ma soprattutto, cosa accadrebbe, oggi, se gli operatori
della filiera, ormai stremati dalla pressione fiscale, dovessero
bloccare la raccolta e iniziare a scioperare, e non solo a scendere in
piazza? Fino tutto questo non è successo, anche se l’astensione alla
raccolta è stata più volte ipotizzata e talvolta sfiorata. Stavolta però
è diverso perché nella filiera in molti iniziano a pensare che si stia
imboccando una strada senza ritorno. E prima o poi dovrà rendersene
conto anche (e soprattutto) anche il governo. Almeno per quanto riguarda
i giochi.
Se la Legge di Bilancio ha
dedicato ben 6 commi (634-639) alla riforma dei concorsi pronostici
(Totocalcio e affini) un motivo ci sarà pure. Per ora misterioso ma
sicuramente minaccioso: sta forse per nascere un terribile concorrente
per i giochi numerici?
La domanda, che ora ha il sapore di battuta, è in realtà meno peregrina
di quanto sembri. Attenzione a tre aspetti, innanzitutto:
Il gioco (o i giochi) sarà il primo della nuova era, ovvero di
quelli studiati appositamente per azzerare (e non diminuire, badate
bene) i rischi connessi al disturbo da gioco d’azzardo.
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25 gennaio 2019 – 09:38
Se
la Legge di Bilancio ha dedicato ben 6 commi (634-639) alla riforma dei
concorsi pronostici (Totocalcio e affini) un motivo ci sarà pure. Per
ora misterioso ma sicuramente minaccioso: sta forse per nascere un
terribile concorrente per i giochi numerici?
La domanda, che ora ha il sapore di battuta, è in realtà meno
peregrina di quanto sembri. Attenzione a tre aspetti, innanzitutto:
Il gioco (o i giochi) sarà il primo della nuova era, ovvero di
quelli studiati appositamente per azzerare (e non diminuire, badate
bene) i rischi connessi al disturbo da gioco d’azzardo.
La percentuale di vincita è molto alta rispetto ai giochi numerici, fra il 74% e il 76%.
La raccolta dovrà finanziare la nuova società “Sport e Salute Spa”,
erede in toto (non calcio) della Coni Servizi, che gestisce tutte le
attività del CONI.
Queste tre premesse bastano per rendere l’operazione piuttosto seria e
ambiziosa. La riforma manderà in soffitta Totocalcio e Totogol, mentre
il Big Match dovrebbe essere salvo, in quanto non rientra nei concorsi
pronostici, sebbene poi raccolga una miseria, anche rispetto al “povero”
Totocalcio, e offra montepremi ridicoli (il record stagionale, del 20
ottobre scorso, è di 16.738,62 €!)
Ipotizzare con cosa saranno sostituiti è davvero difficile, perché,
guardandoci intorno, c’è poco da scopiazzare, visto che i giochi Toto si
assomigliano un po’ tutti. Dalla Quiniela spagnola alla Totobola
portoghese (entrambi con 14 partite + 1), Loto Foot francese (si gioca
su 7 e su 15) al PromoSport tunisino (il classico 13), dal Toto
sudcoreano (14) al Toto13r tedesco (che si contraddistingue comunque per
le partite ad handicap), dal Toto bulgaro con due versioni a 12 e 13
pronostici al Stryktipset svedese (anche qui con 13 partite in
palinsesto), ci possono essere variazioni sulle categorie vincenti, sui
jackpot, sulle colonne in schedina e sui segni adottati (1X2 – 102 –
1N2, ecc., sino ad arrivare ai geroglifici coreani 승무패), ma alla fin dei
conti siamo lì.
Interessante, ma non adottabile, la soluzione lituana, che propone
montepremi fissi (quindi a prescindere dalle giocate) nelle tre varianti
del Toto: Colossus (7), CS Pick 6 (nei quali si gioca sul risultato
esatto), 1×2 Pick 15. Ancor più interessante, e fattibile, lo HeadtoHead
proposto dall’inglese The Football Pools: una partita secca nella quale
bisogna indovinare, siglando le caselle HDA – corrispondenti alle
nostre 1X2, chi fa più gol, chi batte più corner, chi fa più tiri, nel
primo e nel secondo tempo. Carina pure l’idea austriaca, che ricalca un
po’ il vecchio sistema inglese: c’è un listone di 18 partite, di cui le
prime 5 sono obbligate, dopo di che il giocatore deve sceglierne 8 delle
restanti 13.
In ogni caso, l’esperienza insegna che, per andare sul sicuro, per
attirare una massa consistente di giocatori, il gioco (o i giochi)
dovrebbe essere facile, e pertanto accessibile pure a chi non ha molte
competenze in maniera calcistica (o sportiva in genere); il montepremi
deve offrire, insieme a grandi vincite, anche premi minori a più alta
probabilità; l’attesa fra la giocata e l’uscita dell’esito deve essere
più ridotta possibile.
Non è che abbiamo detto molto, ma più di questo non si può. Di
sicuro, perché lo dice la legge, sempre e comunque di concorsi
pronostici sportivi si parla, quindi possiamo accantonare subito
l’ipotesi che si voglia proporre nuovi tipi di giochi numerici tout
court.
Anni fa si parlava di una riforma che avrebbe avvicinato il Toto alla
scommessa sulla corsa Tris, che diede certamente un buon impulso
all’ippica e coinvolse anche giocatori non esperti. Davvero difficile
però immaginare un gioco, almeno nel caso degli sport di squadra, dove è
possibile puntare su uno e più eventi che siano posti in graduatoria.
Questo meccanismo sarebbe più facilmente applicabile a eventi tipo gare
di Formula Uno, tornei di golf, gare di sci, ecc.
Una particolarità che andrà verificata è la prevista variazione della
posta unitaria di partecipazione al gioco in funzione dell’andamento
dello stesso. Si può ipotizzare una sorta di meccanismo premiale, per
cui più aumenta il flusso della raccolta, più diminuisce il costo della
singola giocata. Sarebbe una novità assoluta, anch’essa molto
concorrenziale rispetto ai prodotti esistenti.
Quanto alla ripartizione della posta di partecipazione, notavamo
all’inizio un notevole incremento della quota destinata a montepremi
(dal 57% al 74-76% a regime, ovvero dalla data di entrata in vigore del
decreto ADM di riforma dei concorsi); l’aggio al punto vendita rimane
all’8%; l’imposta unica del 20% è stata soppressa (dal 1° luglio 2019,
insieme al diritto fisso, quantificato a suo tempo in 100 lire per ogni
posta di gioco); si introduce una percentuale del 5% da destinare al
concessionario (che, si desume, sarà unico, ferma restando la gestione
ADM); il restante 11-13% andrà a Sport e Salute. Non vi è più traccia,
infine, del fondo speciale di riserva e della quota residua per finalità
sociali e culturali.
Ci sembra una soluzione equa, che dovrebbe accontentare tutti,
compresa la nuova società di gestione Coni che, comunque, il suo (410
milioni all’anno da dividere col Coni stesso) ce l’ha garantito.
Infine, il comma 639: “Ferma restando la competenza esclusiva
dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli per l’organizzazione del gioco e
la gestione delle relative concessioni, la Sport e salute Spa, sulla
base di un apposito contratto di servizio stipulato con la predetta
Agenzia, provvede all’integrazione del gioco con attività sociali,
sportive e culturali.”
Su questo comma c’è un piccolo “giallo”, in quanto, subito dopo
l’uscita del maxiemendamento del governo, molti organi di informazione
fecero la voce grossa, avendone letto la seguente versione:
Fermo restando la competenza esclusiva dell’Agenzia delle dogane e
dei monopoli per l’organizzazione del gioco e la gestione delle
relative concessioni, la Sport e Salute Spa, sulla base di un apposito
contratto di servizio stipulato con la predetta Agenzia, provvede a tutte le attività inerenti alla promozione del gioco,
a forme di integrazione dello stesso con attività sociali, sportive,
culturali e simili, nonché a proposte di sviluppo per la sua diffusione.
A tal fine, non si rende applicabile il divieto di pubblicità
previsto dall’articolo 9, comma 1, del decreto-legge 12 luglio 2018, n.
87, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 96.
Si trattava, di fatto, del testo di un emendamento proposto dai
Relatori, che era finito nel Dossier provvisorio redatto dalla Camera il
27 dicembre sulla Legge di Bilancio. Quindi, nulla di definitivo, ma a
quanto pare qualche giornalista si è fatto prendere per la gola dando la
notizia per definitiva.
Effettivamente, sarebbe stato l’ennesimo atto di protervia, da parte
del governo, creare un gioco esente dal divieto imposto dal Decreto
Dignità, creando così una forma di concorrenza sleale con gli altri
prodotti a suo esclusivo vantaggio. Rimane comunque in piedi l’ultimo
capoverso, che potrebbe essere interpretato in una forma di aggiramento
del suddetto divieto, affidando a Sport e Salute la mansione di
“integrare” (parola senza significato logico) il gioco stesso con
attività sportive, ecc., che secondo noi potrebbe significare ad esempio
denominare con il nome del Gioco tornei di calcio, mostre, spettacoli e
convegni vari.
Probabilmente si può definire “effetto Piatek”: la sola ufficialità del bomber polacco in rossonero sposta sensibilmente gli equilibri del match tra Milan e Napoli di domani sera. Le preferenze degli scommettitori vanno, sì, al Napoli, ma in maniera meno netta del previsto: il 28% delle giocate confluisce sui rossoneri, contro il 45% degli azzurri. Non molto divaricata anche la forbice delle quote: Napoli favorito a 2,00, il Milan viaggia a 3,70. In mezzo il pareggio, quotato a 3,50. Più accentuato il divario nei dati statistici: 13 i punti di scarto tra gli azzurri e i rossoneri che, contro il Napoli, hanno raccolto appena una vittoria negli ultimi 10 match. Tornando all’argomento di giornata, l’arrivo di Piatek al Milan, c’è da rilevare che nonostante il polacco sembri destinato a subentrare dalla panchina, i trader credono al suo primo gol in rossonero, dato a 3,50. Fiducia anche all’altro bomber polacco, Arkadiusz Milik, in forza al Napoli, dato a 2,50 per una rete nell’incontro. Immobile vs CR7 ‐ Domenica sera, invece, c’è l’altro big match della 21ª giornata di Serie A. Lazio contro Juventus, a Roma: in questo caso le quote sono più sbilanciate, nonostante i biancocelesti siano state una delle poche squadre a infastidire la Juve negli ultimi anni, battendola due volte negli ultimi quattro confronti (una in Supercoppa, nel 2017). I campioni d’Italia sono dati a 1,87, a 3,45 c’è il pari mentre vale 4,25 il successo della Lazio che, in campionato, non batte la Juve all’Olimpico addirittura dal 2003. La sfida di sedici anni fa finì 2‐0, un risultato che replicato domenica sera pagherebbe 22 volte la scommessa. Anche a Roma ci sarà spazio per una sfida gol che si annuncia caldissima, quella tra Ciro Immobile (11 reti fino a qui) e Cristiano Ronaldo (leader della classifica bomber con 14 gol): la distanza tra i due è ravvicinata relativamente alla partita (a 3,00 il gol del laziale, a 2,00 quello dello Juventino) ma diventa impari se si allarga al titolo di capocannoniere: CR7 è strafavorito a 1,65, la rimonta di Immobile sale a 7,50. Il Toro risale a 3,65 ‐ Il Torino, invece, prova a rimettersi in corsa ospitando l’Inter: è arrivata solo una vittoria nelle ultime cinque giornate per i granata, che sono scivolati a cinque punti dalla zona Europa League. Le quote, però spingono in verso contrario e danno l’Inter come favorita a 2,10, contro il 3,65 sui padroni di casa e il 3,30 sul pareggio. Difficile anche il turno della Roma che, benché reduce da tre vittorie di fila, è sfavorita in trasferta contro un’Atalanta sempre più lanciata verso l’alto. La squadra di Gasperini conduce a 2,20, pari a 3,55 successo giallorosso a 3,15. cdn/AGIMEG
L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha pronto il testo del decreto di regole tecniche per la produzione delle AWP di terza generazione, anche note come AWP da remoto.
Il decreto infatti, secondo indiscrezioni raccolte da Jamma, è arrivato
alla stesura definitiva pronto per essere firmato dal Direttore
dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e quindi comunicato al MeF.
Subito dopo dovrà essere inviato a Bruxelles, dove è previsto un periodo di stand still di 90 giorni.
Una corsa contro il tempo per adempiere alle disposizioni normative che hanno definito il timing della procedura di approvazione.
I contenuti del decreto sono, così come indica la legge primaria,
relativi alle funzionalità che le nuove macchine da gioco dovranno
prevedere: prima tra tutte “la memorizzazione, la conservazione e la trasmissione al sistema remoto dell’orario di funzionamento degli apparecchi medesimi”. Oltre a questo ci sarà anche il lettore di tessera sanitaria
per la verifica della maggiore età dei giocatori che il decreto Dignità
ha reso obbligatorio a partire dal primo gennaio del 2020.
Quanto alla prima funzione non mancano le perplessità e i dubbi del
caso. Bisognerà capire ad esempio, come si comporterà la slot nel caso
in cui l’orario di spegnimento della macchina corrisponda con lo
svolgimento della giocata che, in molti casi dura molto di più dei 4
secondi minimi previsti dalla legge. Una questione non irrelevante se si
considera che l’eventuale sanzione in caso di ‘sforamento’ dell’orario
verrà contestata direttamente al concessionario di rete a cui la slot è
collegata.
Nel decreto di regole tecniche che, secondo le previsioni, dovrà essere ‘adottato’ entro giugno ci sarà ancora la smartcard,
le periferiche criptate, una sorta di bollinatura e anche le
connessioni su rete più veloci. Quest’ultima caratteristica, secondo
qualcuno, potrebbe addirittura mettere ‘fuori gioco’ moltissimi locali
non adeguatamente ‘connessi’ per supportare la nuova tipologia di
apparecchi. Quanti? Nella peggiore delle ipotesi anche oltre il 15% dell’attuale parco macchine.
Nel rispetto di quanto pubblicato all’ art 1098 della G.U. Del 31
dicembre 2018 (Gli apparecchi che consentono il gioco pubblico da
ambiente remoto non possono presentare parametri di funzionamento
superiore ai limiti previsti per gli apparecchi attualmente in
esercizio.) non c’è da aspettarsi modifiche che riguardano i giochi. si
tratta infatti di apparecchi AWP (comma6 A) con costo della partita
massimo ad 1 Euro, vincita massima 100 Euro, tempo minimo di partita 4
secondi, numero massimo di partite in ciclo 140.000, percentuale di
restituzione in vincita (RTP) del 68 percento. mc
Il 10 gennaio la Corte di Cassazione si è pronunciata, per la
prima volta in assoluto, sulla questione dell’imposta unica a carico dei
ctd. Sono stati discussi due ricorsi a carico di due titolari di centri
Stanleybet, per le annualità dal 2008 al 2010. Si tratta di un periodo
coperto dalla illegittimità costituzionale pronunciata dalla recente
sentenza della Corte Costituzionale del febbraio 2018. In questi due
procedimenti l’avvocatura ha dato atto che Adm aveva provveduto ad
annullare gli avvisi di accertamento, con riferimento ai ctd per quelle
annualità, in autotutela. La difesa ha chiesto la cessazione della
materia del contendere. La Cassazione con sentenze notificate oggi ha
quindi stabilito la cessazione del contendere per intervenuto
annullamento degli avvisi di accertamento con revoca in autotutela da
parte dell’amministrazione, in quanto le suddette annualità erano
coperte dal guid8icato costituzionale. “Di fatto è una conferma che le
nostre tesi erano valide sin dal primo grado di giudizio, ma è
soprattutto la prima sentenza sull’imposta unica da parte della
Cassazione. – sottolinea l’avvocato Daniela Agnello, legale dei centri
affiliato a Stanleybet, che ha seguito il procedimento insieme al
professor Fabio Ferraro – La Cassazione ha riconosciuto l’intervenuta
sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità
costituzionale della norma fiscale per le annualità di imposta
precedenti al 2011. La Corte di Cassazione ha inoltre preso atto che
l’Adm ha annullato in autotutela l’avviso con anni di imposta 2008-2010 e
ha dichiarato con sentenza la cessazione della materia del contendere.
Ribadisco ancora una volta che la richiesta dell’illegittimità
costituzionale della norma era stata sollevata già in primo grado già
tanti anni fa. E’ evidente che si sarebbero potute risparmiare forze e
risorse, oltre tanti danni e pregiudizi nei confronti dei Ctd”.
lp/AGIMEG