Chioggia (VE): mancato rispetto limiti orari, multate sei sale giochi


da AGIMEG 28/01/2019 09:30

Sei sale giochi multate, una barista denunciata e un uomo sanzionato. E’ questo il bilancio dei controlli effettuati dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chioggia, nella provincia di Venezia, insieme ai colleghi del Battaglione. Obiettivo dell’attività di verifica era quello di controllare che venissero rispettati gli orari di funzionamento degli apparecchi da gioco. Le multe ammontano complessivamente a 1.102 euro. cdn/AGIMEG

AGCAI: Anche il CNI in piazza il 31 gennaio, cresce vertiginosamente l’astensione alla raccolta con Agge Sardegna


28 Gennaio 2019 – 08:48 da Jamma

«Un invito – comunica AGCAI – a partecipare da protagonisti attivi sia alla conferenza stampa sia ad un “sicuro” incontro con il Governo durante la manifestazione è stato fatto recapitare ai presidenti di Astro, Sapar, Agge e del CNI , sempre che condividano i due punti per i quali è stata indetta la manifestazione.

Mettendo da parte polemiche e incomprensioni, lo stato dei fatti e che il 31 ormai ci sarà una grande manifestazione con una partecipazione crescente anche per l’astensione alla raccolta ogni giorno di più.

Se veramente gli obiettivi sono quelli coondivisi comunque al Tavolo l’8 di gennaio con tutte le associazioni presenti e ribaditi in un incontro amichevole con l’amico Distante nonché Presidente Sapar venerdì sera, non vediamo alcun motivo affinché la Sapar declini la manifestazione.

Anche perché da indiscrezioni di fonte certa si è saputo che i concessionari come era prevedibile hanno espresso chiaramente il loro no ad una manifestazione con quei due punti.

Aspettiamo fiduciosi anche la loro adesione in una manifestazione che è da definirsi veramente l’ultima spiaggia, diremmo senza esagerare di vita o di morte di tutti i gestori piccoli e grandi i quali non si illudino di uscirne indenni da questo sistema.

Cresce anche la consapevolezza della astensione alla raccolta di massa.

Sarebbe da stupidi non usare in questo momento l’unica arma potente che i gestori hanno.

E dovranno usarla infischiandosene se gli apparecchi dei concessionari o di altri loro colleghi rimarranno accesi perché sono loro i nemici più agguerriti e farebbero un grosso sbaglio se si alleassero a loro.

I sacrifici anche economici vanno sempre fatti per investire sul proprio futuro è arrivato il momento di fare il più grosso investimento».

Online: remunerazione di ‘supervisor’ e Pvr è soggetta a Iva

Una pronuncia dell’Agenzia delle Entrate stabilisce che le attività di affiliazione per il gioco online attraverso Pvr è soggetto ad applicazione dell’Iva.

La remunerazione del cosiddetto “Supervisor”, ovvero del soggetto che svolge, in favore di una società concessionaria dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per l’esercizio e la raccolta a distanza dei giochi, un’attività avente finalità divulgativa, promozionale e organizzativa dei giochi a distanza offerti per mezzo dei Punti di commercializzazione (Pvr), risulta assoggettabile ad Iva. Con applicazione dell’aliquota ordinaria, e caratterizzata da una serie ampia e articolata di prestazioni. A chiarirlo è l’Agenzia delle Entrate, attraverso la risposta a un interpello (n. 89 del 2018), con la quale chiarisce che tale attività si concretizza in una prestazione che solo in via mediata e indiretta può correlarsi alla conclusione dei contratti di conto di gioco, che sono, invece, esenti da Iva.LA RISPOSTA DELL’AGENZIA – A chiedere il parere dell’Agenzia era stata una società concessionaria per l’esercizio e la raccolta a distanza dei giochi intende assumere una figura professionale “supervisor” affidandogli un mandato alla conclusione di contratti di conto di gioco, esenti da IVA ai sensi dei numeri 6) e 7) dell’art. 10, comma 1, D.P.R. n. 633/1972. La società di gioco, in particolare, riteneva che la remunerazione spettante a detto lavoratore, sia esente da Iva, in quanto la complessiva attività svolta ricade nell’ambito applicativo del punto 9) della medesima disposizione, con conseguente esenzione da imposta. Di diversa opinione è invece la posizione dell’Agenzia delle Entrate, che si è espressa nell’interpello che invece sancisce che: “L’attività che il Supervisor si impegna a svolgere in favore della società concessionaria, avente finalità divulgativa, promozionale e organizzativa dei giochi a distanza offerti dalla società concessionaria per mezzo dei Punti di commercializzazione (Pvr) e caratterizzata da una serie ampia e articolata di prestazioni (tra cui l’organizzazione e il supporto dei punti di commercializzazione e il raccordo tra gli stessi punti e Alfa, la verifica dell’utilizzo del materiale promozionale da parte dei punti di commercializzazione e la formazione dei titolari dei predetti punti e del personale ad essi preposto) concretizza una prestazione che solo in via mediata e indiretta può correlarsi alla conclusione dei contratti di conto di gioco e, perciò, la relativa remunerazione risulta assoggettabile ad Iva con applicazione dell’aliquota ordinaria”.

Betaland ed Enjoybet: “Ripresa l’offerta del poker”


da AGIMEG

Dopo il ripristino del collegamento al totalizzatore nazionale come titolare di rete fisica e, successivamente, per la concessione online, OIA Services LTD ha oggi avuto l’autorizzazione a riprendere l’offerta del poker e la rimozione di altre limitazioni operative relative al gioco a distanza. La decisione presa dagli organi competenti conferma che la società sta operando in coerenza con le disposizioni ricevute e nel quadro di legalità delineato dalla normativa vigente. OIA Services LTD, titolare dei marchi betaland e enjoybet, prosegue quindi la propria attività nel mercato regolamentato dei giochi. lp/AGIMEG

Agipronews.it | Scommesse, operazione “Game Over”: sequestrato a Malta il tesoro di Bacchi

26/01/2019 | 11:07 da AGIPRO NEWS

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ROMA – Nuova stretta per il “re delle scommesse”, il palermitano Benedetto Bacchi, l’imprenditore al vertice dell’organizzazione criminale sgominata dalla Procura Antimafia con l’operazione “Game Over” dello scorso anno. Il Tribunale di Palermo, riporta Repubblica, ha disposto il sequestro del cuore del patrimonio, che vale 6 milioni di euro, diviso in quattro società che hanno sede a Malta. Da lì passavano i soldi dei 700 punti scommesse con il marchio B2875 gestiti per conto dei clan. I poliziotti della Divisione Anticrimine hanno fatto scattare i sigilli anche a 11 immobili che si trovano fra Palermo, Partinico e Borgetto, a 3 veicoli, a 6 rapporti finanziari, a 4 società con sede a Partinico. Ma è sulle società maltesi che si appuntano le attenzioni degli investigatori.
Un altro provvedimento di sequestro riguarda il boss Francesco Nania, uno dei soci occulti di Bacchi. Aveva una società con sede a Ottaviano (Napoli) che opera nel settore alimentare, veniva utilizzata per esportare prodotti siciliani negli Stati Uniti.
«Il settore giochi oggi è strategico per l’organizzazione criminale», dice il questore di Palermo, Renato Cortese. Le indagini patrimoniali della sezione Misure di prevenzione della Divisione Anticrimine proseguono. “C’è un rinnovato impegno a livello nazionale – conclude Cortese – sul fronte delle indagini patrimoniali che poi portano alle proposte di sequestro avanzate dai questori. Per scoprire i patrimoni della criminalità organizzata, ma anche dei grossi rapinatori e dei trafficanti di droga». RED/Agipro

Lo Stato senza memoria che gioca sul futuro

La linea seguita dall’Esecutivo sui giochi tradisce i principi fondativi del comparto e vanifica i risultati: senza nessuna garanzie per il futuro. Neanche di cassa.

Che fine ha fatto il Riordino del gioco pubblico? È ciò che si chiedono gli addetti ai lavori del comparto, dopo i repentini cambi di scenario dettati dalle varie leggi che si sono susseguite negli ultimi mesi, mettendo le mani sul settore e nelle tasche delle imprese che lo compongono. Senza però arrivare a quella famigerata riforma generale annunciata dal governo con il Decreto Dignità e mai attuata. Né tanto meno discussa. E neppure citata, o nondimeno, rimandata. Niente di niente. Nonostante la promessa fosse stata messa nero su bianco nel decreto legge approvato lo scorso agosto, con tanto di scadenza temporale fissata entro i successivi sei mesi.  Eppure, mentre i lavoratori del gioco pubblico attendevano il Riordino e i cittadini aspettano (pur senza averla mail chiesta) l’abolizione del gioco d’azzardo, il governo delibera una serie di aumenti della tassazione su quello stesso settore: dopo quelli disposti dal Decreto Dignità, a modificare di nuovo le carte in tavola sono stati la Manovra di bilancio prima e il Decreto sul reddito di cittadinanza poi. Andando quindi in direzione del tutto contraria rispetto alle due promesse citate poc’anzi: rendendo cioè ancora più difficile un Riordino del settore e di certo scostandosi decisamente dall’idea di abolirlo visto che su di esso si basano gran parte delle iniziative future previste dell’esecutivo. Ma ciò che è peggio e senz’altro preoccupante è che in questo modo vengono traditi, pericolosamente, i principi fondativi attorno ai quali lo Stato aveva costruito il comparto del gioco legale, raggiungendo – piaccia a no – risultati straordinari che hanno reso il nostro paese un modello da seguire in Europa e nel mondo. Per via dell’emersione di un’immensa economia sommersa e per le garanzie di sicurezza e tutela dei consumatori che si è riusciti a garantire. Anche se i governi che si sono alternati ne tempo, non bisogna nasconderlo, si sono cullati fin troppo su questi risultati spingendo anche troppo sulla crescita e diffusione del gioco (sempre a scopi di cassa, esattamente come l’attuale esecutivo). Ma questa è un’altra storia, che non cancella gli importanti risultati ottenuti. Tra i principi fondativi del comparto che sentiamo la necessità di invocare e ricordare all’attuale classe dirigente, oltre alla Riserva di legge (in virtù della quale non dovrebbero neppure esistere leggi regionali sul gioco, che a sentirlo oggi fa davvero ridere), c’era la necessità di mantenere il gioco “conveniente”: per i giocatori, cioè rendendolo competitivo, in termini di offerta e vincita, alle tante altre proposte illegali, ma anche per gli operatori, rendendolo quindi profittevole, per evitare di farli cadere nella tentazione di preferire l’illecito, benché più rischioso, ma senz’altro assai redditizio. Per questa ragione la linea adottata nell’attuale legislatura nei confronti del comparto preoccupa seriamente chi ha un minimo di conoscenza del settore e di questa importante realtà dell’economia nazionale. Ma ciò che spaventa di più, in questo momento, è che nessuno, a livello governativo e ormai anche tra le istituzioni più in generale, sembra avere la minima coscienza di ciò che sta accadendo e che potrebbe accadere nel settore. Salvo pochissime eccezioni, nei ministeri chiave, che però hanno sempre meno voce in capitolo. Certo ci sarà pure chi continuerà a pensare, come faceva fino a qualche tempo fa anche il vice premier Luigi Di Maio, che il fatto di compromettere l’industria dei giochi, anche a causa di una tassazione sproporzionata o di misure raffazzonate, sia da considerare una cosa “positiva”, o comunque di cui non preoccuparsi, visto che il risultato sarebbe quello di “liberare i cittadini dalla morsa dell’azzardo”. Peccato però che adesso non stia più in piedi neanche quel ragionamento e se dovesse saltare il settore, a questo punto, a farne le spese sarebbe proprio il governo, quindi il paese e i cittadini, visto che a saltare con esso sarebbero anche le coperture per finanziare tutte le iniziative sopra elencate. Ma soprattutto, cosa accadrebbe, oggi, se gli operatori della filiera, ormai stremati dalla pressione fiscale, dovessero bloccare la raccolta e iniziare a scioperare, e non solo a scendere in piazza? Fino tutto questo non è successo, anche se l’astensione alla raccolta è stata più volte ipotizzata e talvolta sfiorata. Stavolta però è diverso perché nella filiera in molti iniziano a pensare che si stia imboccando una strada senza ritorno. E prima o poi dovrà rendersene conto anche (e soprattutto) anche il governo. Almeno per quanto riguarda i giochi.

Il futuro Totocalcio potrà essere una minaccia per i giochi numerici. Ecco il perché…


Da PRESS GIOCHI

Se la Legge di Bilancio ha dedicato ben 6 commi (634-639) alla riforma dei concorsi pronostici (Totocalcio e affini) un motivo ci sarà pure. Per ora misterioso ma sicuramente minaccioso: sta forse per nascere un terribile concorrente per i giochi numerici? La domanda, che ora ha il sapore di battuta, è in realtà meno peregrina di quanto sembri. Attenzione a tre aspetti, innanzitutto: Il gioco (o i giochi) sarà il primo della nuova era, ovvero di quelli studiati appositamente per azzerare (e non diminuire, badate bene) i rischi connessi al disturbo da gioco d’azzardo. … SHARE 25 gennaio 2019 – 09:38

Il futuro Totocalcio potrà essere una minaccia per i giochi numerici. Ecco il perché…

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Se la Legge di Bilancio ha dedicato ben 6 commi (634-639) alla riforma dei concorsi pronostici (Totocalcio e affini) un motivo ci sarà pure. Per ora misterioso ma sicuramente minaccioso: sta forse per nascere un terribile concorrente per i giochi numerici?

La domanda, che ora ha il sapore di battuta, è in realtà meno peregrina di quanto sembri. Attenzione a tre aspetti, innanzitutto:

  • Il gioco (o i giochi) sarà il primo della nuova era, ovvero di quelli studiati appositamente per azzerare (e non diminuire, badate bene) i rischi connessi al disturbo da gioco d’azzardo.
  • La percentuale di vincita è molto alta rispetto ai giochi numerici, fra il 74% e il 76%.
  • La raccolta dovrà finanziare la nuova società “Sport e Salute Spa”, erede in toto (non calcio) della Coni Servizi, che gestisce tutte le attività del CONI.

Queste tre premesse bastano per rendere l’operazione piuttosto seria e ambiziosa. La riforma manderà in soffitta Totocalcio e Totogol, mentre il Big Match dovrebbe essere salvo, in quanto non rientra nei concorsi pronostici, sebbene poi raccolga una miseria, anche rispetto al “povero” Totocalcio, e offra montepremi ridicoli (il record stagionale, del 20 ottobre scorso, è di 16.738,62 €!)

Ipotizzare con cosa saranno sostituiti è davvero difficile, perché, guardandoci intorno, c’è poco da scopiazzare, visto che i giochi Toto si assomigliano un po’ tutti. Dalla Quiniela spagnola alla Totobola portoghese  (entrambi con 14 partite + 1), Loto Foot francese (si gioca su 7 e su 15) al PromoSport tunisino (il classico 13), dal Toto sudcoreano (14) al Toto13r tedesco (che si contraddistingue comunque per le partite ad handicap), dal Toto bulgaro con due versioni a 12 e 13 pronostici al Stryktipset svedese (anche qui con 13 partite in palinsesto), ci possono essere variazioni sulle categorie vincenti, sui jackpot, sulle colonne in schedina e sui segni adottati (1X2 – 102 – 1N2, ecc., sino ad arrivare ai geroglifici coreani 승무패), ma alla fin dei conti siamo lì.

Interessante, ma non adottabile, la soluzione lituana, che propone montepremi fissi (quindi a prescindere dalle giocate) nelle tre varianti del Toto: Colossus (7), CS Pick 6 (nei quali si gioca sul risultato esatto), 1×2 Pick 15. Ancor più interessante, e fattibile, lo HeadtoHead proposto dall’inglese The Football Pools: una partita secca nella quale bisogna indovinare, siglando le caselle HDA – corrispondenti alle nostre 1X2, chi fa più gol, chi batte più corner, chi fa più tiri, nel primo e nel secondo tempo. Carina pure l’idea austriaca, che ricalca un po’ il vecchio sistema inglese: c’è un listone di 18 partite, di cui le prime 5 sono obbligate, dopo di che il giocatore deve sceglierne 8 delle restanti 13.

In ogni caso, l’esperienza insegna che, per andare sul sicuro, per attirare una massa consistente di giocatori, il gioco (o i giochi) dovrebbe essere facile, e pertanto accessibile pure a chi non ha molte competenze in maniera calcistica (o sportiva in genere); il montepremi deve offrire, insieme a grandi vincite, anche premi minori a più alta probabilità; l’attesa fra la giocata e l’uscita dell’esito deve essere più ridotta possibile.

Non è che abbiamo detto molto, ma più di questo non si può. Di sicuro, perché lo dice la legge, sempre e comunque di concorsi pronostici sportivi si parla, quindi possiamo accantonare subito l’ipotesi che si voglia proporre nuovi tipi di giochi numerici tout court.

Anni fa si parlava di una riforma che avrebbe avvicinato il Toto alla scommessa sulla corsa Tris, che diede certamente un buon impulso all’ippica e coinvolse anche giocatori non esperti. Davvero difficile però immaginare un gioco, almeno nel caso degli sport di squadra, dove è possibile puntare su uno e più eventi che siano posti in graduatoria. Questo meccanismo sarebbe più facilmente applicabile a eventi tipo gare di Formula Uno, tornei di golf, gare di sci, ecc.

Una particolarità che andrà verificata è la prevista variazione della posta unitaria di partecipazione al gioco in funzione dell’andamento dello stesso. Si può ipotizzare una sorta di meccanismo premiale, per cui più aumenta il flusso della raccolta, più diminuisce il costo della singola giocata. Sarebbe una novità assoluta, anch’essa molto concorrenziale rispetto ai prodotti esistenti.

Quanto alla ripartizione della posta di partecipazione, notavamo all’inizio un notevole incremento della quota destinata a montepremi (dal 57% al 74-76% a regime, ovvero dalla data di entrata in vigore del decreto ADM di riforma dei concorsi); l’aggio al punto vendita rimane all’8%; l’imposta unica del 20% è stata soppressa (dal 1° luglio 2019, insieme al diritto fisso, quantificato a suo tempo in 100 lire per ogni posta di gioco); si introduce una percentuale del 5% da destinare al concessionario (che, si desume, sarà unico, ferma restando la gestione ADM); il restante 11-13% andrà a Sport e Salute. Non vi è più traccia, infine, del fondo speciale di riserva e della quota residua per finalità sociali e culturali.

Ci sembra una soluzione equa, che dovrebbe accontentare tutti, compresa la nuova società di gestione Coni che, comunque, il suo (410 milioni all’anno da dividere col Coni stesso) ce l’ha garantito.

Infine, il comma 639: “Ferma restando la competenza esclusiva dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli per l’organizzazione del gioco e la gestione delle relative concessioni, la Sport e salute Spa, sulla base di un apposito contratto di servizio stipulato con la predetta Agenzia, provvede all’integrazione del gioco con attività sociali, sportive e culturali.”

Su questo comma c’è un piccolo “giallo”, in quanto, subito dopo l’uscita del maxiemendamento del governo, molti organi di informazione fecero la voce grossa, avendone letto la seguente versione:

Fermo restando la competenza esclusiva dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli per l’organizzazione del gioco e la gestione delle relative concessioni, la Sport e Salute Spa, sulla base di un apposito contratto di servizio stipulato con la predetta Agenzia, provvede a tutte le attività inerenti alla promozione del gioco, a forme di integrazione dello stesso con attività sociali, sportive, culturali e simili, nonché a proposte di sviluppo per la sua diffusione. A tal fine, non si rende applicabile il divieto di pubblicità previsto dall’articolo 9, comma 1, del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 96.

Si trattava, di fatto, del testo di un emendamento proposto dai Relatori, che era finito nel Dossier provvisorio redatto dalla Camera il 27 dicembre sulla Legge di Bilancio. Quindi, nulla di definitivo, ma a quanto pare qualche giornalista si è fatto prendere per la gola dando la notizia per definitiva.

Effettivamente, sarebbe stato l’ennesimo atto di protervia, da parte del governo, creare un gioco esente dal divieto imposto dal Decreto Dignità, creando così una forma di concorrenza sleale con gli altri prodotti a suo esclusivo vantaggio. Rimane comunque in piedi l’ultimo capoverso, che potrebbe essere interpretato in una forma di aggiramento del suddetto divieto, affidando a Sport e Salute la mansione di “integrare” (parola senza significato logico) il gioco stesso con attività sportive, ecc., che secondo noi potrebbe significare ad esempio denominare con il nome del Gioco tornei di calcio, mostre, spettacoli e convegni vari.

PressGiochi

Serie A, Snai: Milan‐Napoli, effetto Piatek. Una giocata su tre per la vittoria dei rossoneri

da AGIMEG 25/01/2019 15:15

Probabilmente si può definire “effetto Piatek”: la sola ufficialità del bomber polacco in rossonero sposta sensibilmente gli equilibri del match tra Milan e Napoli di domani sera. Le preferenze degli scommettitori vanno, sì, al Napoli, ma in maniera meno netta del previsto: il 28% delle giocate confluisce sui rossoneri, contro il 45% degli azzurri. Non molto divaricata anche la forbice delle quote: Napoli favorito a 2,00, il Milan viaggia a 3,70. In mezzo il pareggio, quotato a 3,50. Più accentuato il divario nei dati statistici: 13 i punti di scarto tra gli azzurri e i rossoneri che, contro il Napoli, hanno raccolto appena una vittoria negli ultimi 10 match. Tornando all’argomento di giornata, l’arrivo di Piatek al Milan, c’è da rilevare che nonostante il polacco sembri destinato a subentrare dalla panchina, i trader credono al suo primo gol in rossonero, dato a 3,50. Fiducia anche all’altro bomber polacco, Arkadiusz Milik, in forza al Napoli, dato a 2,50 per una rete nell’incontro.
Immobile vs CR7 ‐ Domenica sera, invece, c’è l’altro big match della 21ª giornata di Serie A. Lazio contro Juventus, a Roma: in questo caso le quote sono più sbilanciate, nonostante i biancocelesti siano state una delle poche squadre a infastidire la Juve negli ultimi anni, battendola due volte negli ultimi quattro confronti (una in Supercoppa, nel 2017). I campioni d’Italia sono dati a 1,87, a 3,45 c’è il pari mentre vale 4,25 il successo della Lazio che, in campionato, non batte la Juve all’Olimpico addirittura dal 2003. La sfida di sedici anni fa finì 2‐0, un risultato che replicato domenica sera pagherebbe 22 volte la scommessa. Anche a Roma ci sarà spazio per una sfida gol che si annuncia caldissima, quella tra Ciro Immobile (11 reti fino a qui) e Cristiano Ronaldo (leader della classifica bomber con 14 gol): la distanza tra i due è ravvicinata relativamente alla partita (a 3,00 il gol del laziale, a 2,00 quello dello Juventino) ma diventa impari se si allarga al titolo di capocannoniere: CR7 è strafavorito a 1,65, la rimonta di Immobile sale a 7,50.
Il Toro risale a 3,65 ‐ Il Torino, invece, prova a rimettersi in corsa ospitando l’Inter: è arrivata solo una vittoria nelle ultime cinque giornate per i granata, che sono scivolati a cinque punti dalla zona Europa League. Le quote, però spingono in verso contrario e danno l’Inter come favorita a 2,10, contro il 3,65 sui padroni di casa e il 3,30 sul pareggio. Difficile anche il turno della Roma che, benché reduce da tre vittorie di fila, è sfavorita in trasferta contro un’Atalanta sempre più lanciata verso l’alto. La squadra di Gasperini conduce a 2,20, pari a 3,55 successo giallorosso a 3,15. cdn/AGIMEG

AWPR. Pronto il decreto, si attende la firma e poi dritto a Bruxelles


25 Gennaio 2019 – 11:17 da JAMMA

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha pronto il testo del decreto di regole tecniche per la produzione delle AWP di terza generazione, anche note come AWP da remoto. Il decreto infatti, secondo indiscrezioni raccolte da Jamma, è arrivato alla stesura definitiva pronto per essere firmato dal Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e quindi comunicato al MeF.

Subito dopo dovrà essere inviato a Bruxelles, dove è previsto un periodo di stand still di 90 giorni.

Una corsa contro il tempo per adempiere alle disposizioni normative che hanno definito il timing della procedura di approvazione.

I contenuti del decreto sono, così come indica la legge primaria, relativi alle funzionalità che le nuove macchine da gioco dovranno prevedere: prima tra tutte “la memorizzazione, la conservazione e la trasmissione al sistema remoto dell’orario di funzionamento degli apparecchi medesimi”. Oltre a questo ci sarà anche il lettore di tessera sanitaria per la verifica della maggiore età dei giocatori che il decreto Dignità ha reso obbligatorio a partire dal primo gennaio del 2020.

Quanto alla prima funzione non mancano le perplessità e i dubbi del caso. Bisognerà capire ad esempio, come si comporterà la slot nel caso in cui l’orario di spegnimento della macchina corrisponda con lo svolgimento della giocata che, in molti casi dura molto di più dei 4 secondi minimi previsti dalla legge. Una questione non irrelevante se si considera che l’eventuale sanzione in caso di ‘sforamento’ dell’orario verrà contestata direttamente al concessionario di rete a cui la slot è collegata.

Nel decreto di regole tecniche che, secondo le previsioni, dovrà essere ‘adottato’ entro giugno ci sarà ancora la smartcard, le periferiche criptate, una sorta di bollinatura e anche le connessioni su rete più veloci. Quest’ultima caratteristica, secondo qualcuno, potrebbe addirittura mettere ‘fuori gioco’ moltissimi locali non adeguatamente ‘connessi’ per supportare la nuova tipologia di apparecchi. Quanti? Nella peggiore delle ipotesi anche oltre il 15% dell’attuale parco macchine.

Nel rispetto di quanto pubblicato all’ art 1098 della G.U. Del 31 dicembre 2018 (Gli apparecchi che consentono il gioco pubblico da ambiente remoto non possono presentare parametri di funzionamento superiore ai limiti previsti per gli apparecchi attualmente in esercizio.) non c’è da aspettarsi modifiche che riguardano i giochi. si tratta infatti di apparecchi AWP (comma6 A) con costo della partita massimo ad 1 Euro, vincita massima 100 Euro, tempo minimo di partita 4 secondi, numero massimo di partite in ciclo 140.000, percentuale di restituzione in vincita (RTP) del 68 percento. mc

Ctd: Corte Cassazione, prima sentenza sull’imposta unica


da AGIMEG 25/01/2019 19:35


Il 10 gennaio la Corte di Cassazione si è pronunciata, per la prima volta in assoluto, sulla questione dell’imposta unica a carico dei ctd. Sono stati discussi due ricorsi a carico di due titolari di centri Stanleybet, per le annualità dal 2008 al 2010. Si tratta di un periodo coperto dalla illegittimità costituzionale pronunciata dalla recente sentenza della Corte Costituzionale del febbraio 2018. In questi due procedimenti l’avvocatura ha dato atto che Adm aveva provveduto ad annullare gli avvisi di accertamento, con riferimento ai ctd per quelle annualità, in autotutela. La difesa ha chiesto la cessazione della materia del contendere. La Cassazione con sentenze notificate oggi ha quindi stabilito la cessazione del contendere per intervenuto annullamento degli avvisi di accertamento con revoca in autotutela da parte dell’amministrazione, in quanto le suddette annualità erano coperte dal guid8icato costituzionale. “Di fatto è una conferma che le nostre tesi erano valide sin dal primo grado di giudizio, ma è soprattutto la prima sentenza sull’imposta unica da parte della Cassazione. – sottolinea l’avvocato Daniela Agnello, legale dei centri affiliato a  Stanleybet, che ha seguito il procedimento insieme al professor Fabio Ferraro – La Cassazione ha riconosciuto l’intervenuta sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma fiscale  per le annualità di imposta precedenti al 2011. La Corte di Cassazione ha inoltre preso atto che l’Adm ha annullato in autotutela l’avviso con anni di imposta 2008-2010 e ha dichiarato con sentenza la cessazione della materia del contendere. Ribadisco ancora una volta che la richiesta dell’illegittimità costituzionale della norma era stata sollevata già in primo grado già tanti anni fa. E’ evidente che si sarebbero potute risparmiare forze e risorse, oltre tanti danni e pregiudizi nei confronti dei Ctd”. lp/AGIMEG