Codacons denuncia Floris per induzione a azzardo: cosa dice la norma


Octavian Intext

Il Codacons denuncia il giornalista La7 Giovanni Floris per induzione al gioco d’azzardo ma il Servizio Studi di Camera e Senato chiarisce come saranno spesi i soldi del RdC. 

Il Codacons denuncia il giornalista Giovanni Floris di La7 alla procura della Repubblica per “induzione al gioco d’azzardo” ma è lo stesso servizio studi di Camera e Senato a chiarire che il divieto di spendere i soldi erogati dello Stato in gambling pubblico, sembra di fatto inapplicabile e non ci saranno controlli.

Ecco cosa dice la norma: “La card sul reddito di cittadinanza non si potrà usare per giocare, questo con la ” finalità di prevenire e contrastare fenomeni di impoverimento e l’insorgenza del disturbo da gioco d’azzardo (Dga)“, dispone l’articolo 5 del decreto che regola la misura del governo.
E poi la specifica: “Per quanto riguarda la disposizione sul divieto di utilizzo della card al gioco, prevista dall’articolo 5, c’è da ricordare che il Servizio Studi ha evidenziato che “non sono previste, in ogni caso, procedure di verifica dell’utilizzo del contante né sanzioni relative al suddetto divieto”.
Non si capisce, quindi, l’effettiva utilità dell’articolo 5 del Reddito di Cittadinanza, ma soprattutto emerge l’inapplicabilità della norma anche per questioni di privacy. Anche l’attacco del Codacons al giornalista Floris non sembra trovare appigli normativi e non si ravvede nessuna ipotesi di reato. “Nel programma di La7 “dimartedì”, Giovanni Floris ha proposto un servizio sulle modalità per aggirare i paletti fissati dalla misura governativa in tema di reddito di cittadinanza, in particolare illustrando le possibilità per eludere il divieto di utilizzo del sussidio per il gioco d’azzardo – spiega il codacons nell’esposto – nel filmato sarebbe stato illustrato come, tramite un escamotage tra carte di credito, sia possibile aggirare il divieto di utilizzo del sussidio, mostrando i vari passaggi da compiere per arrivare all’acquisto di un gratta & vinci con i soldi della sovvenzione governativa”. E il Codacons attacca: “Quanto riportato nel filmato non solo è contrario a quanto imposto dal vicepremier Luigi Di Maio che, nei giorni scorsi, aveva tuonato contro la diffusione in tv di informazioni sulle modalità di raggiro delle norme sul reddito di cittadinanza, ma avrebbe di fatto agevolato l’utilizzo del sussidio in favore del gioco d’azzardo”.
L’informazione giornalistica fornita da Floris è legittima. E non esiste nessuna norma che vieta l’induzione ad un gioco legale come quello pubblico. Esiste, ovviamente, il divieto di pubblicità introdotto col decreto Dignità. 
Anzi, il Codacons, non considera le argomentazioni del Servizio Studi quando dice che “il video potrebbe essersi quindi tradotto in una sorta di induzione a eludere e raggirare le norme sul reddito di cittadinanza con una possibile frode ai danni dello stato e un danno economico evidente ed elevatissimo per la collettività – prosegue l’associazione – per tale motivo abbiamo deciso di chiedere alla procura di roma se la decisione di Floris di trasmettere il servizio in questione possa configurare l’induzione al gioco d’azzardo o una qualsiasi forma di favoreggiamento a delinquere”. Ma, si ribadisce che non esisteranno né controlli né sanzioni.

Corte Costituzionale: “Le caserme possono essere luoghi sensibili”. Legittima la legge abruzzese sul gioco


da AGIMEG 27/02/2019 13:46

La Corte Costituzionale ha dichiarato non fondate  le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tar Abruzzo sulla legge della Regione Abruzzo sul gioco. In particolare, il Tar aveva chiesto se nella legge potessero essere individuati come luoghi sensibili – per calcolare il raggio entro cui non è possibile aprire sale da gioco o istallare slot – anche le caserme.

Per la Consulta, tuttavia, il legislatore abruzzese, “è certamente intervenuto nell’ambito della materia «tutela della salute», senza invadere la competenza esclusiva dello Stato, con una disciplina che appare altresì non irragionevole, poiché le caserme militari presentano caratteristiche idonee a essere qualificate come luoghi sensibili”.

Si tratta, infatti, di limiti che rientrano “nella discrezionalità del legislatore, le cui valutazioni ben potrebbero, ad esempio, essere legate alla specifica conformazione territoriale”. La Consulta precisa ancora che solo alcuni siti vengono costantemente inseriti nelle liste dei luoghi sensibili : “le scelte regionali sul punto sono state assai diversificate” e “non sono infrequenti valutazioni specifiche di singole Regioni (si pensi alle stazioni bus o ferroviarie)”.

E conclude: “Non risulta irragionevole, quindi, neppure la mancata inclusione nell’elenco dei luoghi sensibili di strutture assimilabili alle caserme militari, quali le amministrazioni civili del comparto sicurezza, censurata dal giudice a quo senza neppure illustrare le ragioni per cui tali tipologie di strutture sarebbero assimilabili”. gr/AGIMEG